ATLANTIDE E ALTRI MITI

Questa pagina è dedicata a tutti i continenti perduti. Atlantide, le isole felici, Mu, Iperborea, il giardino dell’Eden, Avalon,  Agarthi, Shangri-la, Shambhalla sono miti correlati al desiderio di fuggire una realtà difficile, alla nostalgia di un passato che si ipotizza migliore rispetto al presente, al rimpianto di una età dell’oro perduta per sempre, archetipi che popolano l’inconscio collettivo, oppure c’è un qualcosa di vero, di storicamente indagabile alla base? 

CIVILTA’ PERDUTE

L’Atlantide

“Il mito di Atlantide tocca una corda particolarmente sensibile dell’essere umano: evoca l’idea della malinconica perdita di qualcosa di meraviglioso, di una perfezione posseduta, nei tempi antichi, all’uomo. Questo fa leva sulla speranza che molti di noi nutrono nell’inconscio: la speranza, tante volte accarezzata, e tante volte delusa, che, in qualche luogo, e in qualche tempo, esista veramente una terra di pace , di abbondanza, e di giustizia, nella quale noi potremmo essere felici”. Così lo scrittore di fantascienza Sprague de Camp (1907-2000).

Soggetto di molti libri, film, articoli, poesie, Atlantide ha acceso la fantasia di molti
personaggi che hanno dedicato gran parte della loro esistenza allo studio di questo mistero.Tra di loro uno dei più conosciuti è  lo scrittore ed erudito Ignatius Donnelly (1831-1901), il cui libro intitolato Atlantide. Il mondo antidiluviano (1882) ebbe subito una grande diffusione e in breve divenne una vera bibbia per tutti coloro che credevano nell’esistenza della terra perduta. Secondo Donnelly, Atlantide era il biblico Paradiso Terrestre, e là si era sviluppata la prima civiltà del mondo. I suoi abitanti colonizzarano  l’America, l’Europa e Asia; i suoi re e le sue regine diventarono gli Dèi e le  Dee delle religioni antiche. Poi, circa tredicimila anni fa, l’intero continente fu sommerso da un cataclisma di origine vulcanica.

Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), fondatrice della Società Teosofica, sosteneva che Atlantide Fosse situata nell’Atlantico del Nord e che fosse popolata da uomini altamente civilizzati, la “Quarta Razza” del genere umano, secondo la  teoria  appresa in un enigmatico e antichissimo libro dal titolo “Le  stanze di Dzyan”, di cui avrebbe visionato una copia in un monastero tibetano.

Il celebre guaritore, profeta e chiaroveggente americano Edgar CAYCE  (1877-1945), nelle sue “trance” ebbe molte visioni su Atlantide. Egli era convinto che gli abitanti del continente perduto fossero in grado di sfruttare l’energia atomica e conoscessero anche i principi del volo. La loro civiltà, molto avanzata, sarebbe stata distrutta da  catastrofi nucleari. I superstiti sarebbero fuggiti in vari paesi, tra i quali l’America Centrale e l’Egitto. Cayce affermò che Atlantide sarebbe in parte riemersa, nel periodo 1968- 69, nelle vicinanze delle Bahamas . E, per una coincidenza straordinaria, proprio nel 1968 alcuni piloti di aerei fotografarono quelli che sembravano edifici, al  largo della costa di North Bimini, nelle Bahamas. Proprio in questa zona  successive esplorazioni subacquee hanno rilevato sul fondo marino alcune  formazioni che assomigliano a grandi strade, e qualcuno ha accennato a piramidi,  cerchi di pietra e mura.

 I coniugi Rand e Rose FLEM-ATH, nella loro opera,  “Quando venne giù il cielo”, affermano che Atlantide non è frutto di  immaginazione, ma il risultato di notizie che potevano essere arrivate con  viaggiatori che venivano da terre lontane. Sarebbe fiorita in Antartide, ove  nell’undicesimo e nel decimo millennio a.C. vaste zone erano libere dai ghiacci  che l’avrebbero interamente ricoperta solo a partire dal 10.000 a.C. in seguito  alle conseguenze catastrofiche dovute allo spostamento della crosta terrestre.  Il loro punto di partenza fu una teoria geologica di C. Hapgood, che aveva  ottenuto il sostegno di A. Einstein, sul fenomeno della deriva dei continenti.
Hapgood riteneva che la crosta terrestre non si spostasse in modo ridotto, ma  anzi si fosse spostata in blocco velocemente, provocando effetti devastanti per  le terre emerse.  Di Atlantide si sarebbe perduta ogni cosa, ma non la  conoscenza e l’evoluzione tecnologica del suo popolo. Alcuni abitanti di  Atlantide si sarebbero salvati dalla catastrofe e avrebbero tramandando, sia  oralmente che con scritti di cui però non è rimasta traccia,  le proprie  conoscenze ad altre popolazioni.

Ad ogni modo prove certe e inconfutabili dell’esistenza della  mitica isola di Atlantide citata da Platone nei dialoghi “Timeo” e “Crizia”non  ne sono state ancora trovate, ma gli indizi in favore del continente perduto  sono tanti.

Alla fine dell’ultima era glaciale, tra 15.000 e 8.000 anni fa,  i ghiacci si sciolsero e il livello del mare si alzò, l’acqua coprì più di  25.000 chilometri quadrati di terra abitabile alterando radicalmente la forma  del mondo. Negli ultimi anni rovine di città sommerse sono state trovate un po’  ovunque, dal golfo del Bengala alle coste del Giappone, nel Mediterraneo e  nell’Atlantico. Il mare restituirà Atlantide nei prossimi anni?

Fino ad oggi è stata cercata un po’ ovunque e sono state fatte  le più varie ipotesi, ma non vedo perché non si debba accettare quanto ci ha  lasciato scritto Platone nel “Timeo”,  riportando le parole che un sacerdote  della città egiziana di Sais avrebbe rivolto a Solone circa una immensa  potenza cui la vostra città [Atene] pose termine, la quale violentemente aveva  invaso insieme l’Europa tutta e l’Asia, venendo fuori dal mare Atlantico.
Infatti allora [..] innanzi a quella foce stretta che si chiama, come dite voi,  colonne d’Ercole, c’era un isola. E quest’isola era più grande della Libia e  dell’Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste  alla terraferma di fronte. [..] In tempi posteriori per altro, essendo  succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una  brutta notte [..] tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola Atlantide  similmente ingoiata dal mare scomparve
>>.

Dunque una grande isola nell’Oceano Atlantico dalla quale si  poteva passare ad altre isole più piccole fino a raggiungere la terraferma di  fronte (e cioè il continente americano).

Ma la teoria più più accreditata scientificamente individua il  probabile sito di Atlantide nell’isola greca di Thera (Santorini), dove scavi e  ricerche hanno rivelato l’esistenza di una grande civiltà, la civiltà minoica,  che, raggiunto il suo massimo splendore, cominciò a decadere a seguito di una  violenta eruzione vulcanica avvenuta circa 3600 anni fa. All’eruzione, che  spaccò in due l’isola, seguirono forti ondate di maremoto (tsunami) che  percorsero tutto l’Egeo abbattendosi con violenza anche su Creta e sulle altre  sponde di quel bacino di mare. Inoltre, secondo recenti studi, le polveri  immesse nell’atmosfera da quell’immane catastrofe, forse il cataclisma più grave  in diecimila anni, sarebbero state capaci, oscurando il sole, di determinare  sconvolgimenti climatici con un notevole raffreddamento del clima che avrebbe  dato origine a gravi carestie.  Così la civiltà minoica, che parrebbe aver  raggiunto un livello paragonabile a quella egiziana,  privata della sua arma  migliore, la flotta navale, distrutta dalle onde di maremoto, terrorizzata da  quell’immane catastrofe, e forse danneggiata da sconvolgimenti climatici,  rimase ben presto vittima delle invasioni di altri popoli, tra i quali i greci,  che la distrussero. Il ricordo di quella catastrofe e della fine di una  splendida civiltà sarebbe rimasta nella memoria collettiva e avrebbe dato  origine al mito di Atlantide.

Andrew  Collins in “Le porte di Atlantide” colloca il continente perduto nelle Antille,  con il suo centro a Cuba, ove le leggende locali narrano di una remota  catastrofe. I superstiti sarebbero poi approdati sul continente americano  ponendo le basi per la nascita delle future splendide civiltà dei maya e degli  atzechi.

Vittorio Castellani in “Quando l’Europa fu sommersa dalle acque”  (edizioni Ananke, 1999) sostiene che Atlantide corrisponderebbe alla zolla  emersa comprendente Gran Bretagna e Francia come erano tra 10.000 e 7.000 anni  a.c. La civiltà dei megaliti, di cui alcuni trovati anche in zone ora sommerse  dalle acque, ne sarebbe l’ultimo residuo.

Alberto Cesare Ambesi in “Atlantide. Il continente  perduto”(edizioni Xenia, pag.113) ritiene verosimile “che sia esistita una  variegata cultura atlantica in tempi anteriori alla nascita della civiltà  egiziana e della cultura greca arcaica, una cultura …. che si estendeva a  macchia di leopardo dall’Europa settentrionale all’Africa del Nord, dalla  Penisola Iberica a talune zone dell’America Centrale”. Si trattava sicuramente  di una civiltà marinara che raggiunse uno splendore ed un livello “tecnologico”  superiore a qualsiasi altra del suo tempo. Fu distrutta da un cataclisma  (probabilmente a causa dello scioglimento dei ghiacci e conseguente innalzamento  del livello dei mari che pose termine all’ultima glaciazione, tra l’11.000 e  l’8.000 a.c.).

Per lo studioso Flavio Barbero Atlantide si sarebbe trovata in  Antartide. In tempi remoti il clima di quel territorio era temperato, e una  civiltà vi ci si sarebbe potuta tranquillamente sviluppare; poi le glaciazioni  l’avrebbero completamente distrutta (l’ipotesi é esposta nel volume Una  civiltà sotto il ghiacci, 1974).

Comunque sia, se Atlantide è esistita è possibile che i  sopravvissuti al cataclisma siano migrati in altre zone dando l’avvio a nuove  civiltà.

E’ dimostrato che in popolazioni tra loro distanti,  geograficamente e culturalmente, si ritrovano le stesse leggende (es., il  diluvio universale), conoscenze scientifiche analoghe e molto progredite ( poi  perdute e riscoperte a partire dal XVI° sec. della nostra era), costruzioni  quali piramidi e megaliti.

Ma il racconto di Platone fa presumere anche l’esistenza di una  civiltà ateniese contemporanea di Atlantide. Dice infatti che quest’ultima fu  sconfitta dagli ateniesi 9000 anni prima di Platone (Castellani riporta la data  a 5600 anni prima di Platone, sulla base dell’epoca in cui ritiene si sia  verificato  l’evento catastrofico poi  rimasto nella memoria dei popoli come diluvio universale, ovvero la fine  dell’ultima glaciazione).  E’ possibile  una fiorente civiltà ateniese a quell’epoca? Finora non ne sono state trovate  tracce. I ritrovamenti di quell’epoca sembrerebbero tipicamente neolitici. Ma il  diluvio universale (fine dell’ultima glaciazione) potrebbe essere stato talmente  catastrofico da distruggere tutto quanto c’era. Oppure si è trattato di un altro  tipo di catastrofe?

Se il mare si alzasse di 100 metri, come sembra sia avvenuto,  le città costiere andrebbero perdute, ma scomparirebbe completamente la nostra  civiltà? Non credo. Certamente le ripercussioni sarebbero enormi, ma non al  punto che della nostra civiltà non rimanesse niente.

Ma per quelle antiche civiltà marinare che avevano i principali  centri sulle coste, fu la fine, anche se non è credibile che ciò sia avvenuto in  una sola notte, come narra Platone, almeno di non ipotizzare la caduta di un  grosso meterorite o una catastrofe atomica.

A mio parere la prima ipotesi è più probabile, anche se non  mancano gli estimatori della seconda la quale comporterebbe che Atlantide e  Atene di 9000 o 5000 anni fa conoscessero l’energia dell’atomo. Ha scritto  Frederick Soddy (premio Nobel per la chimica nel 1921) ne “L’Interpretazione del  Radium”: “Io penso che siano esistite nel passato civiltà che hanno conosciuto  l’energia dell’atomo e che un cattivo uso di questa energia le abbia  completamente distrutte.”

Personalmente  sono propensa a credere che, in qualche modo,  una civiltà primigenia, molto  anteriore a quelle storicamente conosciute, sia esistita ed abbia dato origine a  tutte le altre. Qualcosa deve essere veramente accaduto in un tempo lontano di  cui l’umanità non ha più memoria storica.

Inoltre  se l’homo sapiens esiste da almeno 100.000 anni, appare per lo meno strano che  la civiltà sia improvvisamente fiorita circa 6000 anni fa dopo un silenzio  durato 94.000 anni.

Giorgio de  Santillana e Hertha von Dechend ne “Il Mulino di Amleto”, testo apparso negli  Stati Uniti nel 1969 e in Italia nel 1983, sostengono, cambiando completamente  il nostro sguardo sul pensiero arcaico, che il mito nasconde sempre fatti  storicamente avvenuti.

Del  resto già il filosofo greco Aristotele riteneva che ripetuti diluvi e altri  disastri naturali avessero riportato ripetutamente il genere umano agli inizi  della propria storia.

E infine una domanda: cosa accadrebbe se la nostra civiltà  perisse e rimanessero pochi superstiti?

Certamente tra questi ultimi ci sarebbero anche scienziati,  tecnici e comunque persone di elevato livello culturale. Cosa farebbero costoro  per tramandare ai posteri la loro conoscenza e magari per avvertirli di  possibili future catastrofi determinate dal cattivo uso di energie o dal  ripetersi di eventi catastrofici ciclici?

Potrebbero cominciare a trasferire le loro conoscenze ai più  giovani tra i sopravvissuti, scegliendoli tra i più adatti intellettualmente, e  questi a loro volta le tramanderebbero ad altri ancora. E magari costituirebbero  delle società esoteriche dove le conoscenze si trasmettono tra adepti  individuati per cooptazione.

E se questo fosse veramente avvenuto a partire da un lontano  passato e fosse continuato nei secoli e nei millenni fino ad oggi? Certamente  nel trasferimento delle conoscenze attraverso i secoli qualcosa sarà andato  perduto o si sarà corrotto. Ma è solo un caso che i grandi scienziati, gli  inventori, gli scopritori di nuovi mondi, ma anche alcuni  condottieri e politici, sembrano aver avuto  contatti con società esoteriche?

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