LA FINE DEL MONDO SECONDO I MAYA

Come nasce il mito della fine del mondo Maya?

calendario-maya-2In realtà abbiamo ben poco, ma per capirci qualcosa bisogna partire dal calendario Maya che non è una cosa molto semplice.

Anzi i Maya di calendari ne usavano tre, strutturati in modo diverso, ma correlati tra loro.

Il primo calendario, loTZOLKIN, era un calendario religioso basato su due cicli più brevi, uno di 13 giorni e un altro di 20.

Ogni giorno entrambi i cicli avanzavano di uno. Il primo ciclo seguendo una sequenza numerata da 1 a 13. Il secondo seguendo una sequenza di 20 nomi.

I 20 nomi erano:

Ahau, Imix,  Ik,  Akbal,  Kan, Chiccan,  Cimi, Manik, Lamat,  Muluc, Oc, Chuen,  Eb, Ben,  Ix,  Men, Cib, Caban, Etznab,  Caunac.

Davanti ai nomi erano posti i numeri che corrispondono ai giorni (kin) del calendario di lungo periodo o lungo computo di cui si dirà di seguito.

Combinando i numeri da 1 a 13 con i 20 nomi si otteneva un ciclo di 260 giorni con nomi diversi (13 x 20 =260), come nell’ esempio: 1. Imix , 2. Ik, 3. Akbal, ….

Arrivati a 13 si ricominciava a contare da 1, ma la successione dei nomi continuava. Allo stesso modo, terminata la serie dei nomi, si ripartiva dal primo senza azzerare la numerazione. Quindi i giorni con lo stesso nome non si succedevano con una numerazione progressiva, come accade nei calendari in cui i giorni sono raggruppati per mese, ma secondo la posizione che occupavano nel ciclo di 13 giorni, la sequenza quindi era: 1, 8, 2, 9, 3, 10, 4, 11, 5, 12, 6, 13, 7. I giorni con lo stesso nome e lo stesso numero si ripresentavano quindi dopo un intero ciclo Tzolkin, cioè ogni 260 giorni (essendo 260 il minimo comune multiplo tra 13 e 20).

Il secondo, l’HAAB, erail calendario civile ed era formato da 18 mesi di 20 giorni ciascuno, più 5 giorni detti Uayeb, per un totale di 365 giorni.

I giorni di ogni mese erano numerati da 0 a 19; i cinque giorni Uayeb erano considerati particolarmente sfortunati.

I nomi dei 18 mesi erano:

1) Pop 2) Uo 3) Zip 4) Zotz 5)Tzec 6) Xul 7) Yaxkin8) Mol 9) Chen 10) Yax 11) Zac 12) Ceh 13) Mac 14) Kankin 15) Muan  16) Pax 17) Kayab 18) Cumku

Ma per misurare il tempo lungo i secoli occorreva un terzo sistema di datazione, il LUNGO COMPUTO, costituito dai seguenti elementi:

 kin (giorno)

uinal: 1 uinal = 20 kin = 20 giorni

tun: 1 tun = 18 uinal = 360 giorni

katun: 1 katun = 20 tun = (20X18X20) 7.200 giorni

baktun: 1 baktun = 20 katun = (20X20X18X20) 144.000 giorni

La data era formata da cinque gruppi di cifre, come nell’esempio che segue  (anche se  i Maya usavano i geroglifici e non le nostre cifre):

12.19.19.17.18

Questa data sta appunto a significare:

12 baktun, 19 katun, 19 tun, 17 uinal e 19 kin.

I kin, i tun e i katun erano numerati da 0 a 19, mentre gli uinal andavano da 0 a 17 e i baktun da 1 a 13.

Ciò significa che la data presa come esempio corrisponde al giorno n. 1.871.999 dall’inizio del conteggio: infatti

19 + 17 x 20 + 19 x 18 x 20 + 19 x 20 x 18 x 20 + 12 x 20 x 20 x 18 x 20 = 1.871.999

Data di partenza è considerata il 13.0.0.0.0 (che equivarrebbe allo 0.0.0.0.0, se il baktun cominciasse da 0 anziché da 1), corrispondente all’11 agosto 3113 a.C. del calendario gregoriano (ma come vedremo più avanti non è l’unica data accreditata), coincidente con quella conclusiva, che parimenti si scrive 13.0.0.0.0. e corrisponde al 21 dicembre 2012 del calendario gregoriano, oltre la quale il ciclo ricomincia.

Un ciclo siffatto ha una durata di 1.872.000 giorni, cioè circa 5.125 anni (1.872.000 = 13 x 144.000).

Pertanto la data sopra presa come esempio corrisponde al giorno precedente la conclusione del ciclo, cioè al 20 dicembre 2012 (1.872.000-1.871.999 =1).

Vedere qui un esempio di raffronto tra il nostro calendario e quello Maya.

Ma come si arriva alla data dell’11 agosto 3113 a.C del nostro calendario e cosa rappresenta per i Maya?

In realtà ci sono ancora delle incertezze sulla correlazione tra il calendario gregoriano e la cronologia Maya, e conseguentemente di date iniziali e finali ce ne sono molte.  L’archeologo e storico dell’arte Herbert Joseph Spinden (1879-1967) indica come data iniziale il 14 ottobre 3373 (o 3374) a. C. E se avesse ragione  la fine del mondo dovrebbe esserci già stata! Ma come si può vedere qui di date ce ne sono diverse, sia precedenti che successive a quella più nota.

Stele QuiriguàLa data dell’11 agosto 3113 si deve agli studiosi Joseph Thompson Goodman (1838-1917, giornalista, imprenditore e studioso dei Maya, in particolare delle iscrizioni e del calendario), John Eric Sidney Thompson (1898 –1975, archeologo, storico, epigrafista inglese, dette un notevole contributo alla comprensione dei geroglifici Maya) e Juan Martinez Hernandez (1866-1959, messicano, storico e studioso dei Maya) che vi giunsero, partendo dagli scritti di Diego De Landa (vescovo spagnolo, vissuto tra il 1524 e il 1579, che negli ultimi anni della sua vita si dedicò allo studio della cultura Maya, quella stessa cultura che come inquisitore aveva contribuito a distruggere facendo bruciare una grande quantità di libri che riteneva espressione di superstizione e opera del demonio; cercò di venire a capo del sistema vigesimale, che i Maya utilizzavano in matematica, del loro calendario e – con scarso successo – della scrittura maya, argomenti che trattò nella Relazione sulle cose dello Yucatan scritta attorno al 1566, opera basilare per capire il mondo maya all’epoca della conquista) e trovando conferme in diversi reperti archeologici, tra cui alcune stele presenti nel sito di Quiriguà, in Guatemala, tanto che la correlazione tra il calendario Maya e il nostro è indicata anche con l’acronimo GMT proprio dalle iniziali dei cognomi dei tre studiosi.

Però è accreditata anche la data del 13 agosto 3113, nel quale caso la data finale sarebbe il 23 dicembre 2012.  Per inciso a questo proposito devo dire che Graham Hancock  (giornalista, sociologo e saggista scozzese che dagli anni’90 del secolo scorso si dedica allo studio delle antiche civiltà arrivando a conclusioni che non trovano sostegno da parte del mondo accademico che lo definisce “pseudoarcheologo”) in “Impronte degli Dei” (pag. 208 Casa Editrice Corbaccio 1997)  indica come data iniziale il 13 agosto 3114 a.C. e come data finale del ciclo il 23 dicembre 2012 (l’indicazione del 3113 o del 3114 a.C. deriverebbe dal fatto che alcuni autori partono dall’anno 0 e altri dall’anno 1).  Quindi per tirare un sospiro di sollievo se il 21  non succede niente meglio aspettare il 23 o magari anche il 2013?

Che cosa poi rappresenti questa data iniziale non è ben chiaro, ma potrebbe essere la creazione del mondo secondo i Maya. Teniamo di conto che in passato diversi autori hanno ricostruito l’età del mondo dalle indicazioni della Bibbia , ottenendo risultati diversi (ricordiamo, tra gli altri, James Ussher, arcivescovo anglicano irlandese vissuto tra il 1581 e il 1656, il quale stabilì che Dio aveva creato il mondo il 23 ottobre 4004 a.C. a mezzogiorno in punto!), e altre tradizioni lo hanno fatto sulla base dei loro miti, anche se ovviamente oggi sappiamo che la Terra ha più di 4 miliardi di anni.

Questa data mitica, a proposito della quale ci si perde in congetture, potrebbe riferirsi anche a un evento astronomico dimenticato, o più probabilmente indicare l’ultima delle Creazioni del Mondo, secondo la mitologia Maya, di cui parla anche il codice di Dresda di cui si dirà più avanti.

 E’ certo che i Maya avevano un grande interesse per il calcolo del tempo.

Diego de Landa – il primo e più esauriente occidentale a venire a contatto e a studiare approfonditamente la cultura maya – scrisse nei suoi diari: ” Riuscivano (i Maya) a calcolare meravigliosamente le loro epoche, e così era facile per un vecchio con il quale mi capitò di parlare, di ricordare tradizioni  che risalivano a trecento anni prima.  Chiunque abbia messo ordine al loro calcolo dei katun, fosse stato anche il diavolo, lo ha fatto con una esattezza mai nel passato eguagliata.”

Altri ricercatori, quali Seler, F. T. Goodman, S. G. Morley, Spinden e particolarmente Ernst Wilhelm Förstemann (1822-1906) hanno portato molta luce sul modo con cui i Maya rappresentavano i numeri, sia nelle iscrizioni sia nei manoscritti, scoperta che ha permesso di decifrare le date riportate in numerose iscrizioni e di conoscere così i vari sistemi cronologici usati da quei popoli.

Ad ogni modo la data finale, se l’iniziale è l’11 agosto 3113 a.C. (diverso sarebbe se fosse anche solo il 13 agosto 3113 a C.), coincide, probabilmente in modo non casuale, con un solstizio d’inverno, che i Maya riuscivano a prevedere poiché probabilmente conoscevano il fenomeno della precessione degli equinozi.

Infatti anche se la scoperta della precessione degli equinozi è storicamente attribuita a Ipparco di Nicea, intorno al 130 a.C., non mancano indizi a favore della sua conoscenza da parte di alcuni popoli antichi, come Babilonesi ed Egizi, e forse appunto i Maya.

Ma cos’è la precessione degli equinozi?

Nel corso dei secoli ci si è accorti che il periodo dell’anno di visibilità delle costellazioni dello zodiaco mutava. Ciò avviene a causa della cosiddetta precessione degli equinozi, moto di precessione dell’asse terrestre che determina uno spostamento di 1° circa ogni 72 anni. Conseguentemente, ogni 2160 anni cambia la costellazione dello zodiaco visibile in corrispondenza del sorgere del Sole nel giorno dell’equinozio di primavera. Nella tradizione astrologica occidentale, ciò determina la fine di un’era astrologica e l’inizio della successiva. Attualmente ci troviamo nell’Era dei Pesci, la prossima che sembra imminente, sarà l’Era dell’Acquario. La durata complessiva del ciclo è di circa 26 000 anni. In astronomia il tempo impiegato dall’asse terrestre per compiere un giro completo a seguito del movimento di precessione degli equinozi si definisce anno platonico o grande anno o anno perfetto anche se Platone che visse circa 200 anni prima di Ipparco di Nicea non avrebbe dovuto conoscere la precessione e pertanto si ritiene che il termine usato per definire il grande anno sia frutto di un errore, sempre appunto che invece la precessione fosse già conosciuta come detto sopra.  Ed è ovvio che i Maya avrebbero potuto indicare la conclusione di un ciclo proprio con un solstizio solo se conoscevano la precessione.

Secondo alcuni il ciclo Maya che sta per concludersi verrebbe anche a  coinciderebbe con l’entrata nell’età dell’acquario che peraltro dovrebbe rappresentare un tempo nuovo di ritrovata energia psichica e spirituale, che porterà all’umanità  pace e consapevolezza, quindi non la fine del mondo come catastrofe planetaria, ma l’inizio di un nuovo mondo, migliore del precedente. E’ questa infatti l’interpretazione della “profezia” da parte di molti movimenti c.d. “New Age”.

Ma come detto sopra non c’è ancora certezza sulla data iniziale.

Inoltre per quale motivo la conclusione di un ciclo dovrebbe implicare per forza la fine del mondo. Da dove si ricava ciò?

Come riporta l’archeologo J. Eric S. Thompson, uno dei tre studiosi sopra citati, anche la data iniziale era 13.0.0.0.0, e non 0.0.0.0.0 come ci aspetteremmo noi occidentali, ed era presente sulle stele A e C di Quiriguà di cui si è detto sopra. Ciò è dovuto essenzialmente al fatto che il concetto del tempo dei Maya era profondamente diverso da quello occidentale: secondo la nostra concezione il tempo ha un inizio ed una fine. Per i Maya, che misuravano il passare del tempo con i cicli dei principali astri anche la concezione del tempo era ciclica: quando gli astri si trovavano in una posizione che si era verificata in passato le influenze degli dei si sarebbero ripetute. Ne derivava che il tempo si sarebbe ripetuto all’infinito e, dal lato pratico, che per i Maya passato e futuro spesso finivano con il confondersi! Come del resto per altre antiche civiltà come quella greca.

In realtà gli antichi Maya hanno lasciato solo due riferimenti scritti alla fine del tredicesimo Baktun  corrispondente al solstizio d’inverno del 2012 (21 dicembre 2012 per l’esattezza alle ore 11,11), il primo in un monumento di pietra, il Monumento 6 di El Tortuguero, nello Stato Messicano del Tabasco, l’altra in un mattone di argilla ritrovato nel sito Maya di Comalcalco, sempre  nel Tabasco.

la-tavoletta-di-tortuguero-inah1Cosa dica di preciso l’iscrizione di El Tortuguero, però, non è certo, perché la tavoletta è stata in parte danneggiata. Ciononostante, parecchi studiosi hanno tentato una traduzione: la più importante è quella proposta nel 1996 da Stephen Houston della Brown University e David Stuart dell’Università del Texas di Austin. Secondo la loro interpretazione iniziale, l’iscrizione indicava che alla fine del 13° Bak’tun un dio sarebbe sceso sulla Terra. Quel che sarebbe successo dopo non era chiaro, ma gli studiosi suggerivano che poteva trattarsi di una sorta di profezia. Quanto all’identificazione del dio, sembra trattarsi del misterioso Bolon Yokte, associato sia alla guerra ma anche alla creazione, alla distruzione, ma anche alla rinascita. Tuttavia, l’erosione e una crepa nella pietra rendono la fine del testo quasi illeggibile, sebbene alcuni leggano negli ultimi glifi erosi “Egli scenderà dal cielo”.

Quell’analisi, racconta Stuart, fu citata “su molti siti New Age, forum, e persino capitoli di libri” come se fosse la prova che i Maya avevano previsto la fine del mondo. Di recente però Houston e Stuart hanno riesaminato i glifi e concluso che l’iscrizione potrebbe non contenere alcun tipo di profezia. Si tratterebbe piuttosto di un riferimento al futuro per celebrare il principale oggetto dell’iscrizione, ovverosia lo stesso Monumento 6.

Stuart conclude affermando che il testo cita un evento futuro di importanza storica – la fine del ciclo nell’iscrizione maya – solo per riferirsi all’evento passato che vuole celebrare. Sarebbe la struttura di molti antichi testi maya, compreso il Monumento 6 di Tortuguero.

Ma nel caso si trattasse di una profezia, è certo che  i Maya non furono buoni profeti perché non previdero nemmeno la loro fine, che peraltro è forse l’unico vero mistero nella loro storia, anche se molti ritengono che tra le cause principali ci sia stato uno sconvolgimento climatico, cosa che potrebbe accadere anche a noi.

L’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH) che peraltro minimizza le teorie secondo cui gli antichi Maya avrebbero predetto una sorta di apocalisse nel 2012. ha da poco riconosciuto l’esistenza di un secondo riferimento alla data in un frammento inciso su un mattone trovato in un sito del sud del Messico, vicino alle rovine di Comalcalco.

Arturo Mendez, portavoce dell’istituto, ha detto che il frammento era stato scoperto anni fa ed è stato oggetto di studi approfonditi. Non è in mostra e viene tenuto in un magazzino dell’istituto.

Molti tuttavia ancora dubitano che il “mattone di  Comalcalco” faccia un riferimento preciso al 21 o al 23 dicembre 2012.

Anche il succitato David Stuart si dice scettico e sostiene che la data incisa sul mattone rappresenti un calendario ciclico, una combinazione della posizione di un giorno e di un mese che si ripete ogni 52 anni. Il ciclo di 52 anni era peraltro molto importante tra i Maya, forse perché il minimo comune multiplo fra 260 (durata in giorni del calendario sacro) e 365 (durata in giorni del calendario civile) è 18.980 pari appunto a 52 anni.

Ma la data sul mattone, secondo Stuart, potrebbe anche corrispondere a date analoghe del passato: “Non c’è motivo per cui non potesse essere anche una data in tempi antichi, che descrivesse un qualche importante evento storico durante il periodo classico. In realtà, il terzo glifo sul mattone sembra riportare il verbo huli, cioè lui/lei/esso arriva. Non è presente il tempo futuro (a differenza della frase di Tortuguero), e perciò a mio avviso indica più una data storica che profetica”.

Entrambe le iscrizioni – la tavoletta di Tortuguero e il mattone di Comalcalco – probabilmente furono scolpiti circa 1.300 anni fa, ed entrambi sono in qualche modo enigmatici.

L’INAH ha da tempo detto che le voci sulla fine o sul cambiamento del mondo alla fine del dicembre del 2012 sono un’interpretazione occidentale non corretta dei calendari Maya. L’istituto ha ripetuto che “il pensiero messianico occidentale ha travisato la visione del cosmo di antiche civiltà come i Maya”. Gli esperti dell’INAH dicono i Maya vedevano il tempo come una serie di cicli che iniziavano e finivano con regolarità, ma con niente di apocalittico alla fine di un ciclo.

Anche Emiliano Gallaga Murrieta, direttore per lo Stato del Chiapas dell’Istituto nazionale messicano di antropologia e storia, afferma che per i Maya la fine del computo lungo rappresentava l’inizio di un nuovo ciclo “È come il calendario cinese: questo è l’anno del Coniglio, il prossimo sarà quello del Dragone, quello dopo un altro animale”, sostiene.

E’ altresì vero che i Maya erano convinti che il mondo avesse sofferto apocalittiche distruzioni per quattro volte, e che al momento della conquista spagnola  stessero vivendo nell’epoca seguente la quinta creazione del mondo. I Maya  raccontarono a Diego de Landa che gli dei che reggevano la terra fuggirono “quando il mondo fu distrutto dal diluvio”. Ma il diluvio si trova nei miti di tutti i popoli e potrebbe riferirsi anche a un evento reale del passato, ma non è detto che abbia a ripetersi (e proprio 1l 21 dicembre 2012!).

Ultima-pagina-del-codice-di-DresdaUna specie di compendio di questa interpretazione del tempo si trova in quello che è universalmente conosciuto come Codice di Dresda, uno dei tre codici Maya sopravvissuti  alla furia della conquista spagnola, che come sappiamo fece purtroppo terra bruciata dell’intera cultura Maya.

Il codice di Dresda, che sarebbe il più bello e il più complesso dei tre,  risale probabilmente all’XI° o XII° secolo e ricopia quasi sicuramente un originale del periodo classico; parla delle eclissi, della rivoluzione sinodica di Venere, di riti religiosi e di pratiche divinatorie, per ben 70 pagine. Fu scoperto a Vienna nel 1739, e in seguito venne acquistato dalla biblioteca di Sassonia, a Dresda.

E’ stato proprio partendo da quel codice della biblioteca di Dresda, che Ernst Forstermann, impiegato di quella biblioteca, riuscì a decifrare una parte del calendario Maya, e a compiere il lungo conto che permette di stabilire una data in rapporto al punto di partenza cronologico Maya, grazie a una serie di glifi.

Scrisse anche che iMaya erano convinti che il mondo avesse sofferto apocalittiche distruzioni per quattro volte, e che al tempo della conquista credevano di vivere nell’epoca seguente la quinta creazione del mondo.

Ma sappiamo poco su come essi immaginassero la fine del mondo. L’unica immagine si trova proprio nell’ultima pagina del codice di Dresda. In essa si vede l’acqua che distrugge il mondo, essa fuoriesce dai vulcani, dal Sole e dalla Luna generando oscurità che prevale sulla luce.

E’ facile pensare perché questa profezia – o meglio, questo computo temporale – dei Maya abbia così suggestionato gli uomini di oggi. Se si prova ad immaginare quella profezia, attualizzandola, la prima cosa che viene in mente è il global warming: innalzamento degli oceani, ecc…

Ma nel maggio 2012 arriva la notizia che è stato scoperto un terzo reperto che smentisce tutto e ci dà ancora 7.000 anni!

In un articolo pubblicato su Science il 10 maggio 2012, William Saturno, archeologo presso l’Università di Boston, e i suoi colleghi, rivelano il ritrovamento di tavole astronomiche Maya e altri testi dipinti e incisi sulle pareti di una casa di 1.200 anni fa, nel sito di Xultún in Guatemala.

Le tavole astronomiche appena scoperte sono di almeno 500 anni più antiche di quelle conservate nei codici Maya finora conosciuti , dando ai ricercatori una visione nuova della scienza al culmine della civiltà Maya.

Il team ha scansionato tutti i dipinti e i numeri, li ha uniti in digitale, e ha inviato le immagini a David Stuart dell’Università del Texas di Austin, specializzato nello studio delle iscrizioni Maya. L’analisi di Stuart ha rivelato che almeno cinque delle colonne numeriche erano sormontate da geroglifici che gli scribi Maya una volta utilizzavano per registrare i dati lunari. Questi glifi “della Luna”, così come i numeri sotto di loro, suggeriscono che le colonne rappresentano notazioni astronomiche simili a quelle trovate nel Codice di Dresda. Altri raggruppamenti numerici nella sala recentemente scoperta sembrano rappresentare cicli calendariali che coinvolgono i pianeti Venere e Marte.

william-saturno-e-david-stuart-national-geographicIn particolare, uno di essi si riferisce a un momento posto a distanza di 7.000 anni nel futuro, il che smentirebbe (se ce ne fosse ancora bisogno) che i Maya abbiano predetto la fine del mondo per il 21 dicembre 2012. “Gli antichi Maya prevedevano che il mondo sarebbe continuato, anche 7.000 anni dopo il giorno in cui furono tracciati questi segni”, sostiene Saturno.

Gli scribi Maya usavano la loro conoscenza dei cicli astronomici per pianificare importanti cerimonie pubbliche, come l’ascesa al potere di un re Maya o la designazione di un erede reale. “Ai Maya piaceva ancorare gli eventi storici nel tempo cosmico”, dice Saturno. Perciò gli scribi si basavano sulla conoscenza calendariale per programmare le cerimonie principali nelle date più opportune, come ad esempio un giorno in cui si sarebbe verificato un importante evento mitico o un fenomeno astronomico come un eclissi.

Ci sarebbe infine da considerare che anche altri popoli mesoamericani, i Toltechi e gli Aztechi, utilizzavano sistemi calendari analoghi a quelli Maya, avevano il concetto del tempo ciclico e credevano in  successive creazioni del mondo seguite ad altrettante distruzioni, ma sembra che il calendario Tolteco-Mexica continui per altri 13.250 anni rispetto alla fatidica data Maya.

Secondo Sandra Noble, executive director della Foundation for the Advancement of Mesoamerican Studies, Inc. a Crystal River in Florida, “Rendere il 21 dicembre 2012 come un Giorno del giudizio o un momento di cambiamento cosmico è una completa invenzione e una possibilità per molte persone di fare profitto.” Per gli antichi Maya era solo la conclusione di un ciclo che sarebbe stato celebrato con imponenti festeggiamenti.

 In conclusione la previsione che il 21 dicembre 2012 o in vicinanza di questa data si verificherà una catastrofe planetaria, ormai divenuta un tormentone su tutti i mezzi di comunicazione di massa, è una previsione considerata sbagliata dalla corrente principale degli studiosi degli antichi Maya.

Annunci

1 risposta a “LA FINE DEL MONDO SECONDO I MAYA”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...