QUESTI MAGICI E MISTERIOSI GATTI

Stravedo per i gatti, tutti i gatti, ma soprattutto quelli comuni, tigrati o neri, quando sono piccoli e miciosissimi e pertanto non poteva mancare una pagina dedicata a questi meravigliosi animali.

 

Mi piacciono perché sono indipendenti, avventurosi, eleganti, flessuosi.

E forse nella loro eleganza un po’ snob non si sono dimenticati delle loro antiche origini.

E per rimanere in sintonia con gli argomenti di questo sito, qui si parlerà del gatto come animale sacro e magico.

Un po’ di storia.

Sembra che il gatto sia stato addomesticato intorno al 2000 a.C., nell’antico Egitto. A partire dal XVI° sec. a.C., divenne un animale sacro, considerato come manifestazione della dea Bastet, divinità protettrice della fertilità e delle gioie terrene (la danza, la musica e la sessualità) e dea della salute. Per questo nell’antico Egitto, uccidere un gatto era un reato punibile con la morte.

Tra i Celti, ai piedi dei Menhir, si svolgevano cerimonie sacre, alle quali partecipavano i gatti come tramite tra cielo e terra. E nei culti pre-colombiani, in onore del mese PAX, associato al Felino sacro, si tenevano spettacolari feste.

Secondo la mitologia nordica la dea Freya viaggiava su un carro trainato da gatti volanti.

Ancora ai nostri giorni in India, ogni sei mesi si festeggia, come simbolo dell’amore e della maternità, la dea Sashti che cavalca un gatto bianco. Nel tempio di Nikko, in Giappone, il celebre Gatto Dormiente riceve tuttora  offerte da turisti  e fedeli.

Il gatto è sempre stato considerato un animale magico.  Ma se nell’antichità in molti paesi fu associato ad una divinità, nel medioevo fu considerato amico e complice del maligno, famiglio delle streghe, suscitando nell’ immaginario collettivo sciocche superstizioni e credenze di malaugurio. E nel periodo oscuro della “Santa” inquisizione, durante la vergognosa caccia alle streghe, oltre a queste sventurate,  fecero le spese di queste atrocità anche i gatti, e così proliferarono i topi e la peste.

I gatti hanno ispirato poeti, romanzieri e scienziati che ne hanno parlato nelle loro opere.

Ecco alcune citazioni che hanno per oggetto i gatti.

Il fascino del gatto risiede nel fatto che non ha mai stretto un forte legame con l’uomo, che ha la fiera indipendenza di una tigre o di un leopardo, mentre caccia nelle stalle o nei granai dell’uomo, che rimane tuttavia misterioso e lontano anche quando si strofina dolcemente nelle gambe della padrona o fa soddisfatto le fusa davanti al fuoco.

Konrad Lorenz (1903-1989)

Il più piccolo felino è un capolavoro.

Leonardo da Vinci (1452-1519)

I gatti, grandi, con occhi dorati di tra le sbarre guardano fuori, vedon deserti, cieli fatati e la notte con astri dai mille bagliori.

Vita Sackville-West

Altezzoso, invitto, misterioso, voluttuoso, viziato, impersonale, eterno compagno dell’eccellenza e dell’arte, modello di  perfetta bellezza e fratello della poesia, cortese, grave, competente,  aristocratico gatto.     

H.P.Lovecraft

Il gatto è più antico della Sfinge e ricorda cose che quella ha dimenticato.

H.P. Lovecraft

Come tutti i nobili, lui si diletta nella caccia e nella pesca, ma detesta ogni tipo di esercizio.

Thomas Brown

Dio ha creato il Gatto per permettere all’Uomo di accarezzare la Tigre.

Armand-Jean du Plessis, duca di Richelieu

LA PREGHIERA DEL GATTO

Non cercare di indovinare i miei segreti,

perché ho in me il senso del mistero.

Non mi imporre le carezze,

perché ho in me il senso del pudore.

Non mi umiliare,

perché ho in me il senso della fierezza.

Non mi abbandonare,

perché ho in me il senso della fedeltà.

Sappi amarmi e io saprò amarti,

perché ho in me il senso dell’amicizia.

E dal 1990, anche il gatto ha la sua festa, che ricorre il 17 febbraio.  Perché questa data? Il mese di febbraio,  perché è il mese posto sotto il segno zodiacale dell’Acquario a cui appartengono gli spiriti liberi, intuitivi ed anticonformisti, caratteristiche che si addicono perfettamente al nostro amico gatto. La scelta del giorno 17 è invece bivalente. Nel bacino del Mediterraneo, soprattutto presso i popoli di origine Latina (Spagna, Francia e Italia), questo numero è considerato sfortunato perché in numeri romani il 17 si scrive “XVII” che anagrammato diviene “VIXI” cioè “sono vissuto, sono morto”, ma il gatto con le sue sette vite può dire di aver vissuto, ma di non essere morto e d’avere esorcizzato così la morte. E forse si è anche voluto sottolineare la superiorità felina davanti alle comuni credenze popolari. Nel Nord Europa, invece, questo numero ha un valore positivo che significa, tra l’altro, “vivere una vita per sette volte”. E pertanto è il numero perfetto per il gatto.

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1 risposta a “QUESTI MAGICI E MISTERIOSI GATTI”

  1. Imponente, nobile, benevolo amico
    degnati di sederti a me vicino
    e volgere gli occhi gloriosi
    che sorridono e fiammeggiano,
    occhi d’oro, splendido dono d’amore,
    simili all’orlo dorato
    delle pagine di questo mio libro.

    Con tutta la tua mirabile folta pelliccia
    bruna e bella
    come seta felpata, soffice e lucente
    come le nubi e i bagliori della notte
    sei compenso alla mia gentile carezza
    con amichevole dolcezza.

    I cani fanno le feste pressoché a tutti
    al loro arrivo;
    tu invece, amico di alto sentire,
    sei dono di gentilezza solo agli amici;
    la tua zampa nel premere sulla mia mano
    dimostra il valore
    di un’amicizia libera di scegliere

    (Algernon Swinburne)

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